Chiesa cattolica. Tra i nuovi beati anche la laica Benedetta Bianchi Porro nata a Dovadola

Giovedì 8 Novembre 2018 - Dovadola
Un'immagine di Benedetta Bianchi Porro, nata a Dovadola l'8 agosto 1936 e morta a Sirmione il 23 gennaio 1964

Riconosciuto il miracolo che porterà alla beatificazione: Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei santi a promulgare i decreti

Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei santi a promulgare alcuni decreti che porteranno a nuovi beati. Ci sono anche due donne laiche italiane per le quali è stato riconosciuto il miracolo che porterà alla loro beatificazione: Benedetta Bianchi Porro, nata a Dovadola l'8 agosto 1936 e morta a Sirmione del Garda (Brescia) il 23 gennaio 1964, ed Edvige Carboni, nata a Pozzomaggiore (Sassari) il 2 maggio 1880 e morta a Roma il 17 febbraio 1952. Ne dà notizia l'agenzia Ansa.

Papa Francesco, nell'udienza con il Prefetto, il cardinale Angelo Becciu, ha anche autorizzato la Congregazione ad emettere i decreti riguardanti: il martirio di Angelo Cuartas Cristóbal e otto compagni, alunni del seminario di Oviedo uccisi in odio alla fede a Oviedo, in Spagna, tra il 1934 e il 1937; il martirio di Mariano Mullerat i Soldevila, laico e padre di famiglia, nato a Santa Coloma de Queralt, in Spagna, il 24 marzo 1897 e ucciso in odio alla fede a El Pla il 13 agosto 1936.

Riconosciuto anche il martirio di Giacomo Alfredo Miller, dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, nato negli Stati Uniti il 21 settembre 1944 e ucciso in odio alla fede a Huehuetenango (Guatemala) il 13 febbraio 1982.

 

LA VITA DI BENEDETTA BIANCHI PORRO 


All'inizio del suo calvario, Benedetta Bianchi Porro - della quale oggi Papa Francesco ha approvato un miracolo e che dunque e' in procinto di beatificare - perse l'uso di una gamba e divenne per i suoi compaesani di Dovadola la "zoppetta". Il secondo momento di questa scalata verso l'immobilita' (e contemporaneamente la santita') e' uno scomodissimo busto, per le deformazioni della schiena. Ma ugualmente riesce a diplomarsi e ad iscriversi a Medicina all'universita' di Milano ad appena 17 anni, nel 1953. I suoi studi di medicina le permettono un'autodiagnosi, confermata poi dai medici: la sua malattia si chiama morbo di Recklinghausen, ed e' un proliferare di piccoli tumori che minano il sistema nervoso. Con straordinaria forza di volonta', malgrado la sordita', continua a studiare ed a sostenere gli esami, incontrando anche professori insensibili che si fanno beffe del suo handicap. Un primo intervento chirurgico alla testa le provoca una paresi facciale; un secondo intervento al midollo, nel 1959, la paralizza completamente. Dopo aver attraversato la notte buia della sofferenza e della solitudine, essersi terrorizzata per lo spettro della cecita' e della sordita', aver pianto sui piu' bei sogni che ha visto frantumarsi, finalmente una luce comincia ad illuminare il suo buio interiore: trova infatti la fede. "Tutta la vita di Benedetta - affermera' don Divo Barsotti - sembra piu' o meno coscientemente modellarsi sulla Vergine, ritta, sulla montagna, ai piedi della Croce". La mattina del 23 gennaio 1964 le arriva in dono una rosa bianca, comprende cosi' che da li' a poche ore sara' con il Signore.