Dovadola, 25 aprile: la ritirata dei soldati italiani dal fronte russo nelle parole di chi c'era

Lunedì 24 Aprile 2017 - Dovadola
Gabriele Zelli

Attraverso la voce del Sindaco Zelli verrà ricordata la testimonianza di Aguinaldo Manuzzi, giovane dovadolese che combatté sul fronte russo

"Durante la cerimonia per ricordare il 72° della Liberazione - scrive il Sindaco di Dovadola Gabriele Zelli - darò voce alla testimonianza di Aguinaldo Manuzzi, che nel 1943 si trovava a combattere in Russia al seguito del Corpo d'Armata Alpino". 


"Manuzzi, scomparso lo scorso anno, ci ha lasciato - continua il Sindaco - una testimonianza scritta di quel periodo molto interessante e drammatica nello stesso tempo, perché descrive con obiettività gli avvenimenti e nello stesso tempo la tragedia che colpì i soldati italiani. In particolare da quando le armate russe, formate in gran parte di truppe che erano composte da soldati provenienti dalle zone della Siberia, quindi abituati ai rigori del freddo, e per di più impiegate per la prima volta, chiusero nella sacca di Stalingrado la 6° Armata tedesca del generale Won Paulus e con i loro veloci e poderosi T-34 si lanciarono verso il cuore dell'Ucraina. Scrive Manuzzi:"

Quando il nostro Corpo d'Armata alpino ricevette l'ordine di lasciare le posizioni imbattute sul fiume Don, le divisioni corazzate russe erano 150 chilometri più avanti. I tedeschi, i romeni, gli ungheresi erano fuggiti un mese prima e cioè il 19 e 20 dicembre 1942. Furono oltre quaranta giorni di ritirata, di disperata lotta per sopravvivere combattuta contro l'insidia del grande freddo, della fame, dei partigiani e dei russi che dovunque tentavano di tagliarci la via della salvezza verso Ovest. Per nostra fortuna avemmo l'aiuto della popolazione civile che ci proteggeva, ci riscaldava e ci teneva nascosti anche dai loro soldati, cosa questa che non avveniva per i tedeschi che erano odiati da tutti, e così raggiungemmo il punto di raccolta dei resti dell'ARMIR, la città di Gomel, nella Russia Bianca. Diversi miei compagni rientrarono a gruppi, mentre eravamo fermi a Gomel, attraversando la steppa gelata. Un montanaro friulano, abituato al freddo e ai disagi invernali rientrò dopo 20 giorni con altri due soldati. Aveva preso un paio di muli abbandonati dagli alpini e li aveva attaccati a una slitta che gli servì per la lunga fuga miracolasomente riuscita. Purtroppo attendemmo invano il rientro del 2° Plotone rimasto prigioniero dei russi a Rossosk, sede del comando del Corpo d'Armata alpino.

"Aguinaldo Manuzzi - prosegue Zelli - riuscì a ritornare in Italia e ha sempre ricordato con dovizia di particolari quei tragici giorni e in particolare gli altri militari che non c'è l'avevano fatta o di chi invece c'era riuscito".

Di quelli che si sono salvati, scrive Manuzzi, nel dopoguerra ho rivisto solo Gordini di Forlì che, grazie alla sua straordinaria fibra, è riuscito a sopravvivere alla prigione in Siberia e a ritornare a casa sano e salvo 

"È anche per onorare questi uomini - conclude il Sindaco - che è importante partecipare alle celebrazioni del 25 aprile. A Dovadola la manifestazione che, come ogni anno, abbiamo deciso di organizzare avrà inzio alle 9.30 presso Piazza Cesare Battisti. La cerimonia, che sarà accompagnata dalla Banda di Rocca San Casciano, si svolgerà in paese perché si intende ricordare Primo Cai, Medaglia d'Oro al Valor Militare, onorificenza che gli è stata attribuita per il valoroso atteggiamento tenuto durante i combattimenti tra soldati italiani e soldati tedeschi a Cefalonia, e tutti gli altri caduti, soprattutto civili. La cerimonia si concluderà con la deposizione di un mazzo di fiori presso il cippo che ricorda Domenico Bandini, ucciso nel 1944 a Montepaolo per rappresaglia durante un rastrellamento dei nazifascisti, e sulla tomba del partigiano Duilio Piazza".

Gabriele Zelli
Sindaco di Dovadola