Vergini e Benini (M5S): "Il comandante della Municipale va in pensione a nove mesi dalla nomina"

Sabato 14 Ottobre 2017

I due cosiglieri avevano contestano la nomina di Catenaro e chiedono che il Comune di Forlì esca dall'Unione

Alfredo Catenaro, comandante della Municipale dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese, va in pensione a meno di 9 mesi dalla sua nomina, e sembra improbabile anche una sua collaborazione gratuita per 1 o 2 anni come era stato 'promesso' dall’Amministrazione.


“Lo avevamo detto nel gennaio di quest’anno, subito dopo la nomina del comandante, che sarebbe andata a finire così, ma nessuno ci ha ascoltato - affermano Daniele Vergini e Simone Benini del Movimento 5 Stelle di Forlì - senza nulla togliere all’onorabilità ed alla professionalità di Catenaro, che prospettiva poteva fornire la nomina di una persona prossima alla pensione a capo della Polizia Municipale dell’Unione più grande d’Italia? Il corpo avrebbe necessitato di una lunga e profonda ristrutturazione e invece, come recentemente sottolineato anche dai Sindacati, è ancora bloccato in un evidente stato di immobilismo politico che genera disagio nei dipendenti e disservizi ai cittadini. Ora dovrà essere inevitabilmente e nuovamente avviato l’iter per trovare un nuovo comandante dei vigili, con un nuovo bando e nuovi costi per la collettività. L’inesistenza di una strategia gestionale in un settore chiave come quello della sicurezza cittadina è solo l’ennesima dimostrazione di una gestione eccessivamente superficiale e poco oculata della cosa pubblica ad opera della maggioranza Pd che governa Forlì e l’Unione”.

“E l'inaccettabile situazione di abbandono è riscontrabile non solo nella Municipale, ma in tutto l’Ente, l’avevamo ribadito anche lo scorso aprile, quando le difficoltà politico-organizzative dell’Unione avevano spinto le principali sigle sindacali ad indire un presidio in piazza Saffi con la minaccia di bloccare addirittura il Giro D’Italia. E’ ormai evidente come la ‘rivol-unione’ promessa in campagna elettorale dal sindaco Drei si sia tramutata solo in un gran pasticcio, basti vedere anche solo le discordanze rilevate dai revisori dei conti fra i bilanci dell’Unione e del Comune di Forlì che risultavano sballati fra di loro nei rapporti debito/credito di circa 400.000 euro. Il Pd è l’unica forza politica che fa finta di crederci ancora, e nei mesi scorsi ha scomodato addirittura il parlamentare Marco Di Maio per gettare acqua sul fuoco e rassicurare tutti che l'Unione funzionerà e che è l'unica soluzione possibile. Al contrario noi pensiamo che perseverare nel voler tenere in piedi per forza un'Unione mastodontica di 15 comuni, la più grande d’Italia, senza avere le capacità di gestirla efficacemente, sia solo una follia, degna delle manie di grandezza del Pd forlivese”, attaccano i consiglieri pentastellati. “Lo diciamo senza mezzi termini: a nostro parere è necessario, e anzi urgente, che il Comune di Forlì esca dell'Unione e riprenda la gestione diretta dei servizi che gli ha conferito, a partire proprio dalla Polizia Municipale. Questo sarà uno dei punti chiave del nostro programma per le future elezioni amministrative, il cui fine è porre rimedio alla cattiva gestione dei servizi conferiti all'Unione che si ripercuote inevitabilmente sui servizi ai cittadini. Per chi si dovesse chiedere se è possibile per un Comune uscire da un’Unione la risposta la danno nei fatti numerosi casi simili, l’ultimo quello del Comune di Fiorenzuola d'Arda uscito a inizio anno dall’Unione dei Comuni della Via Emilia Piacentina. L’uscita del Comune di Forlì renderà i restanti Comuni del comprensorio più liberi di trovare eventualmente equilibri più stabili, magari creando al suo posto 2 o 3 Unioni più piccole fra quelli che riterranno necessaria una gestione associata dei loro servizi, e privilegiando, a tendere, anche eventuali fusioni. In quest’ottica abbiamo apprezzato la proposta del sindaco Roccalbegni di Modigliana che ha suggerito una fusione con Tredozio, Dovadola, Rocca e Portico, si tratta di una linea saggia che mira ad un’ottimizzazione delle risorse nell’interesse dei cittadini, che speriamo venga portata avanti nel caso in cui riscontri l’approvazione delle popolazioni locali, che dovrebbe sempre essere preceduta, a nostro avviso, da un referendum o da un processo partecipativo che coinvolga tutti" concludono i consiglieri 5 Stelle.